martedì 5 gennaio 2021

Pillole d'arte

Riprendo con vero piacere i fogli di alcuni anni fa. Allora preparavo, per un esiguo gruppo, delle lezioni di storia dell'arte. Le chiamavo "pillole d'arte": brevi, sintetiche, dolcissime. Le ripropongo per chi si vuol dilettare, per chi vuol conoscere la storia dell'arte, per chi vuole imparare ad essere un bravo artista.


Iniziamo con lui, GIAN LORENZO BERNINI (7 dicembre 1598). Il virtuoso del tardo manierismo.


Gian Lorenzo Bernini opera a Roma e a Roma è la Chiesa e lo Stato il punto di unione di potestà divina e autorità temporale, il luogo dove l'immaginazione è maggiore quanto più vasta e profonda è la prospettiva storica. Tutta l'opera del Bernini mira a fare di Roma una città immaginaria. Gli elementi della sua formazione sono una tecnica consumata e virtuosistica del tardo manierismo, l'antico, i grandi maestri del '500, il classicismo evocativo di Annibale Carracci. L'interpretazione in chiave malinconica e teatrale della sua opera corrisponde alla coscienza del tempo, ma la realtà vista dalla sua immaginazione è un contraccolpo al realismo tragico del Caravaggio. 

La tecnica allora diventa artificio, si dissimula ha un aspetto magico, di fatto diventa imitazione ed evocazione poetica della natura. Si rifà però alle forme corpose ed estrose del naturalismo ellenistico, in quanto l'arte ellenistica rappresenta le cose no come sono ma come appaiono. L'opera d'arte diventa uno stimolo all'immaginazione annullando la realtà.

"Homo raro, ingegno sublime, e nato per disposizione divina, e per gloria di Roma a portar luce al secolo" Urbano VIII

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La tecnica di Giotto.